Don Imre

Ho visto miracoli!

Dopo 6 anni e mezzo, don Imre Kiss, sacerdote ungherese, lascia la cittadella per tornare nella sua diocesi. ╚ stato responsabile della Scuola sacerdotale "Vinea Mea", un servizio che ha svolto con grande amore, nello sforzo continuo di costruire l'unitÓ fra tutti.

Don Imre è nato a Szeged, in Ungheria. Ha studiato alla Gregoriana, è stato docente di liturgia, direttore spirituale del seminario, Vicario generale della sua diocesi, e poi… è approdato a Loppiano. Gli è stato chiesto di assumere la responsabilità della scuola sacerdotale, che ha la sua sede nell’antico complesso della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano al Vivaio.

«Non mi sentivo all’altezza dei miei predecessori, tutti sacerdoti che avevo conosciuto e che stimavo moltissimo. Poi, però, ho lasciato da parte le mie titubanze, pensando che non ero da solo: c’erano gli altri sacerdoti del “team”, come noi chiamiamo il gruppetto che coordina il programma e la vita della scuola. Se, insieme, avessimo vissuto l’amore reciproco che Gesù ci chiede, allora Lui stesso sarebbe stato presente in mezzo a noi e avrebbe portato avanti ogni cosa».

Sembra proprio che questo “metodo” abbia portato i suoi frutti: «In questi quasi 7 anni ho visto dei veri miracoli. Tanti sacerdoti, ce lo dicevano loro stessi, sono partiti da qui, dopo aver vissuto per un anno nella scuola, completamente rinnovati, sia nel fisico che nello spirito».

Qualche esempio? «Tempo fa è arrivato un prete con problemi al cuore. Si stancava subito. Poco a poco, probabilmente perché ha ritrovato una serenità profonda, ha iniziato a stare meglio, fino a sentirsi completamente guarito. Un altro si portava dentro una forte crisi, grosse delusioni. Prima di partire ci ha detto: “Ho ritrovato la gioia del mio ministero. Ritorno con una speranza nuova. Loppiano è la casa della gioia che risana”. Un seminarista non riusciva a smettere di fumare, pur desiderandolo. Qui ha sentito la forza della comunità che lo sosteneva e… ce l’ha fatta».

Don Imre vede la Scuola sacerdotale come una comunità sì, ma inserita a sua volta in una comunità più grande: la cittadella. «È di fondamentale importanza il fatto che, come sacerdoti della Scuola, siamo abitanti di Loppiano. Qui abbiamo la possibilità di conoscere tutte le vocazioni del Movimento. Tendere insieme alla santità è bellissimo. Magari un prete può pensare di saperla lunga, perché ha studiato teologia… A Loppiano, però, si scopre che si può imparare gli uni dagli altri. Anche un sacerdote ha tanto da imparare da un giovane o da un focolarino o da una volontaria…».

E poi ci sono i dialoghi… «Il dialogo interreligioso o quello ecumenico, non sono più un discorso teorico, ma un’esperienza concreta di fraternità universale, perché Loppiano ti offre la possibilità di convivere con un ortodosso, un buddista, un musulmano, ecc. Questo ti allarga gli orizzonti per sempre».

E ora si parte. Che cosa si porta nel cuore don Imre? «In poche parole direi: la realtà di Gesù in mezzo. Che significa? Parto con la convinzione che è possibile costruire “insieme”. Quando sono arrivato qui, mi sono accorto subito che c’era tanta apertura e ascolto: quello che dicevo veniva preso sul serio. Ho provato a fare anch’io così con tutti e ho imparato tante virtù: pazienza, misericordia, accoglienza… Ho scoperto, ho sperimentato la forza dell’unità, che va molto al di là delle nostre forze umane. Insomma, parto con un’immensa gratitudine nel cuore».