Gesł in Croce

La Settimana Santa a Loppiano

Si sta avvicinando la Pasqua e a Loppiano fervono i preparativi. Abbiamo chiesto a Maffino Redi Maghenzani, focolarino sacerdote che cura, insieme ad altri, le celebrazioni liturgiche nella Theotokos, di raccontarci che caratteristiche ha la Settimana Santa nella cittadella.

Alcune famiglie, un folto gruppo di scouts e poi delle ragazze tedesche, bambini e bambine della Toscana che faranno il loro “congresso”, numerosi familiari e amici degli abitanti. Sono queste le persone che hanno già prenotato il loro soggiorno nella cittadella per celebrare qui la Settimana Santa.

 

«Si tratta dei giorni più importanti della vita della Chiesa, costituiscono il cuore e il culmine del cristianesimo – dice Maffino Redi Maghenzani, focolarino sacerdote a cui abbiamo chiesto di parlarci della Settimana Santa e di quali caratteristiche particolari avrà quella che celebreremo nella cittadella. – La liturgia ci offre la possibilità di attualizzare la passione e la morte di Gesù, non di celebrarne solo il ricordo».

 

Il 29 marzo 1964, domenica di Pasqua, Paolo VI disse fra l’altro nel suo messaggio “Urbi et Orbi”: «Non è un fatto isolato la risurrezione del Signore, è un fatto che riguarda tutta l’umanità; da Cristo si estende al mondo; ha un’importanza cosmica. Ed è meraviglioso: quel prodigioso avvenimento (…) investe tutto l’albero genealogico dell’umanità». «Proprio per questa sua valenza “cosmica” – continua Redi – a Loppiano la Pasqua ha un’eco particolare, per la tipica internazionalità della cittadella. Non solo. Nei giorni della Settimana Santa, cerchiamo di sottolineare, secondo il carisma dell’unità, i vari aspetti che la liturgia ci offre».

Giovedì Santo, il giorno in cui si rivive l’ultima cena con la lavanda dei piedi: «Il gesto simbolico della lavanda dei piedi esprime quello che cerchiamo di vivere tutto l’anno: lo spirito di servizio, il prendersi cura gli uni degli altri. Ma durante quella celebrazione ci sarà anche un altro momento di particolare importanza. Rinnoveremo solennemente, infatti, il patto dell’amore scambievole, quello che è alla base della nostra convivenza e che costituisce quasi la nostra “carta d’identità” come abitanti di questa città, quello stesso patto che ha firmato anche Papa Francesco, il 10 maggio scorso, quando è venuto qui a Loppiano». Secondo il Vangelo di Giovanni, infatti, fu proprio in quell’ultima cena che Gesù, nel suo discorso di addio a quelli che chiamava “amici”, disse fra l’altro: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,12-13). «E poi non si può dimenticare – aggiunge Redi – che quello stesso Giovedì Santo di 2000 anni fa, Gesù rivolse al Padre la sua preghiera: “Che tutti siano uno”, la Magna Carta del nostro Movimento, lo scopo per cui siamo nati: fare dell’umanità una sola famiglia».

 Poi, arriva il Venerdì Santo…

«Anche quella – continua Redi – è per noi una celebrazione molto importante. È come l’altra faccia della medaglia: l’unità si raggiunge solo attraversando il gelo, il buio della croce, come Gesù che è risorto solo dopo aver attraversato fino in fondo l’abisso della morte».

Momento speciale che troverà anche espressione nella liturgia.

«Durante il gesto del bacio della croce, ciascuno personalmente, se lo vorrà, potrà rinnovare questa adesione a ciò che la croce rappresenta, un’adesione che per noi diventa consacrazione: non vogliamo scegliere altri mezzi, altre strade se non quella scelta da Gesù per realizzare con Lui il sogno dell’unità. Per questo, poi, daremo lettura di una meditazione molto conosciuta che Chiara Lubich scrisse nel 1949: “Ho un solo sposo sulla terra”, un testo di un’importanza fondamentale per noi».

E così, si arriva al Sabato Santo e alla Veglia pasquale.

«Il Sabato Santo ci aiuta a penetrare nel silenzio di Maria, la donna della speranza, dell’attesa, la donna che non ha mai smesso di credere che la morte non avrebbe avuto l’ultima parola. E la sera quest’attesa lascia il posto a tutta la gioia della resurrezione, che si esprime in una solenne e suggestiva liturgia che, generalmente, conta su una foltissima partecipazione, non solo degli abitanti e degli ospiti della cittadella, ma anche di tante persone che vengono da tutto il Valdarno. Tutte le celebrazioni saranno animate dal coro della cittadella. La veglia, poi, si conclude con un augurio pasquale in 15 lingue, quelle presenti ora a Loppiano. L’ultima sarà l’arabo, per ricordare il Medio Oriente, la terra di Gesù».

Concludiamo, tornando alle parole di Paolo VI che, mettendo in luce il vero senso del mistero pasquale, possono aiutarci ad arrivare più interiormente preparati a queste celebrazioni: «Vogliamo a tutti augurare di sperimentare il cristianesimo, il quale altro non è che la derivazione del mistero pasquale, nei suoi termini veri, che sono quelli della soluzione e della soddisfazione dei problemi umani! A voi, perciò, che soffrite, specialmente, auguriamo la buona Pasqua; a voi che ancora avete fame e sete di giustizia, a voi che lavorate, a voi che faticate, sia buona e consolatrice la Pasqua. A voi giovani, che avete l’istinto della felicità, auguriamo che ne sappiate scoprire la sorgente (…) che solo Cristo disvela. A voi, cristiani, specialmente, affinché sappiate gustare ciò che possedete, e affinché possiate dare al mondo (…) la vera gioia, mandiamo l’augurio pasquale».

Gli orari delle celebrazioni liturgiche nel Santuario Maria Theotokos sono i seguenti:

Giovedì Santo, 18 aprile: ore 18.30

Venerdì Santo, 19 aprile: ore 15.00

Sabato Santo, 20 aprile: ore 22.00

Domenica di Pasqua, 21 aprile: ore 12.00 e ore 19.00

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