citta

Un’“idea” di città

Che indicazioni può trarre la cittadella di Loppiano dalla straordinaria esperienza nata il 16 luglio di 70 anni fa? L’abbiamo chiesto a Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario Sophia.

Riscoprire la bellezza e la profezia dell’“idea”, da Dio, che ha illuminato nel cuore di Chiara Lubich il disegno della cittadella di Loppiano, è il trampolino di lancio per assumere con stupore e gratitudine, con responsabilità e slancio, il passo in avanti che oggi siamo chiamati a compiere insieme. Loppiano, nel cuore di Chiara, è chiamata a testimoniare ciò che è più proprio del carisma dell’unità: quella Luce – Claritas – che è Dio in noi, Gesù-noi. Di questo infatti ha bisogno il mondo oggi: di Dio in Gesù, di Gesù in e tra noi. Perché in Lui sono la luce e la gioia che tutti cerchiamo.

Chiara, nel racconto che ci ha lasciato del fiume di luce che l’ha investita nell’estate del 1949, dopo aver narrato del Patto con Igino Giordani (Foco) e dell’entrata nel seno del Padre, fissa con rapida pennellata la conoscenza che le è stata donata del Verbo, «la bellezza, lo splendore del Padre», in cui sono ricapitolati gli «infiniti toni in cui il Padre dice Amore». Ecco le sue parole:

 

«L’Anima una, delle due e delle tante unite a noi, e presente in ognuno di noi – perché uniti e se uniti – arrivata in Seno al Padre conobbe il Verbo e fu così.

Aveva la netta impressione d’esser immersa nel sole: vedeva sole dovunque: sotto, sopra, in giro ed attendeva nuove illuminazioni per abituare l’occhio suo a scorgere tutti quanti vi abitavano.

Conobbe essere il Verbo l’espressione del Padre dentro di Sé e capì d’essere stata fatta Chiesa per poterLo amare.

Così il Verbo sposò in mistiche nozze l’Anima».

 

È un salto di qualità formidabile! si tratta di conoscere esistenzialmente, per dono, ciò che siamo fatti nella fede dal battesimo e dall’Eucaristia: Chiesa – un solo Gesù e tanti Gesù quanti noi siamo. È qui – sottolinea Chiara – che l’Opera di Maria nasce ed è qui che ha da vivere: da e in questo Patto, in cui sempre di nuovo accogliamo insieme l’Unità, l’essere cioè in Gesù “uno” come il Padre e il Figlio sono “uno” (cfr. Gv 17,21), “un cuor solo e un’anima sola” (cfr. Atti 4,32). Non bisogna pensare alla Chiesa come a una realtà solo spirituale e religiosa o all’istituzione ecclesiastica: no, la Chiesa è l’umanità nuova in Gesù, l’essere uomini e donne nuovi che costruiscono in Gesù il Regno di Dio. La Chiesa ha per sé un volto sociale. È città!

Sono convinto che sia questa la radice dell’“idea” di città secondo la luce del carisma che Dio ha impresso a caratteri di fuoco nel cuore di Chiara nel ’49: essere, anche in piccolo (il “dove due o più”), città nuova. Così, quando ha pensato a Loppiano, ha pensato alla città nuova che è l’“Anima in veste di Chiesa”. Per dire, anzi per gridare al mondo che sì, è possibile, è anzi dovere d’amore – per i discepoli di Gesù – mostrare il volto di una città che sia espressione visibile e concreta, in tutte le espressioni dell’umano, dell’Anima: una città dove si sperimenti il senso e la gioia di vivere insieme, in unità e libertà, a servizio di chi più è nel bisogno. Perché Gesù, il Verbo fatto carne, è presente in essa e la sposa, comunicandole la sua stessa vita nello Spirito Santo.

Non si tratta di costruire una roccaforte di fronte del mondo, una terra promessa nel dramma della storia. Ma di mostrare in piccolo – con semplicità, con ospitalità, con misericordia, nella consapevolezza di ciò che è limitato e provvisorio – che il Vangelo è lievito di una società nuova in cui – come ha detto Papa Francesco a Loppiano – “non ci sono periferie”.

Piero Coda